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Intervista: Abe e Frank – Nuovo album

Diffuser ha raggiunto i Nostri Abe e Frank per un’intervista sullo stato del nuovo album, longevità della band e altro ancora!

Diffuser

Non abbiamo sentito molto dell’album. Ha già un titolo?

Frank: Non ancora. E’ la prossima cosa che dobbiamo fare.

Abe: Stanno finendo il mixaggio. Ci stanno inviando le tracce mixate mentre siamo in tour.

E’ più difficile per voi superare la fase del mixaggio da remoto piuttosto che essere in studio?

Abe: Preferisco essere in studio ma puoi fare quasi tutto anche da remoto. Le puoi mettere sul telefono, o magari in macchina. Alla fine fai sempre quel genere di cose, e le possiamo fare amche da remoto in modo rapido.

In una precedente intervista, la band ha parlato di 20 canzoni per il nuovo album, in nessun altro album non ne avevate così tante. Vi sentite più creativi ora, registrando il successore di Koi No Yokan?

Frank: Questo è diverso. Questo è stato per lo più un iniziare e fermarsi, che penso era qualcosa che avevamo paura di fare. Negli ultimi due album, ci trovavamo, cominciavamo a scrivere e non ci fermavamo fino ad album ultimato. In questo invece ci siamo presi il nostro tempo ed è stata una cosa buona. Tutti hanno bisogno di fermarsi per respirare, di andare a casa dalla famiglia. Ora siamo pronti a lavorare così. Ci ha permesso di pensare sulle cose per più tempo, in opposizione al dover finire qualcosa entro una scadenza.

Frank Delgado

Non si corre il rischio di perdere ispirazione mentre prendete questi momenti di pausa tra la scrittura e la registrazione?

Frank: Attualmente ci capiamo molto bene quando siamo assieme e troviamo facilmente qualcosa che è figo. E’ solamente una questione di stare assieme abbastanza tempo e aspettare che l’ispirazione arrivi. Non puoi forzarla. A volte arrivano molte cose velocemente, altre volte no.

Abe: Il punto d’arrivo è quando tutti completano qualcosa. Prima, era come le altre band, hai un mese o un mese e mezzo per essere creativo anche se non lo sei. Questo invece è stato un bel modo per poter prendere qualche boccata d’aria con la famiglia, ed essere normali.

Frank: E in questo momento volevamo fare concerti, scrivere per un paio di settimane, poi tornare a casa per un po’, per poi tornare in studio per un paio di settimane, un mese, o quel che serve.

Questo album, rappresenta l’evoluzione dei Deftones o richiama vecchi album?

Abe: Non penso che puoi aiutarti per suonare come te stesso e non c’è nulla di sbagliato nel suonare come te stesso. Noi amiamo il suono e ci piace l’intero spettro. Il nostro primo album aveva poca ampiezza musicale, qualcosa qua e là, per poi diventare predominante negli album successivi. E’ una band basata sulla chitarra pesante, ma con qualcosa in più.

Frank: Se le canzoni escono potenti o leggere, non c’è mai stato qualcosa di prestabilito per come dovevano uscire, o cosa pensiamo sia carente, o cosa pensiamo le persone vogliano. Facciamo quello che ci piace. Sarà egoistico ma è quello che stiamo facendo.

Diamond Eyes è uno dei nostri album preferiti, specialmente l’evoluzione dei toni tra la canzone che ha dato nome al disco e Sextape. E’ difficile trovare quel bilanciamento tra potenza e tracce più melodiche?

Frank: Penso sia l’esempio perfetto. E’ difficile per noi localizzare chi si possa chiamare vero fan. Solo perchè a qualcuno piace più Sextape di qualsiasi altra canzone non significa che non sia un vero fan di quello che facciamo. C’è un range demografico molto ampio coinvolto con questa band, ed è molto figo. Possiamo fare quasi tutto, ci permette di essere creativi e di non avere una classica band rock’n’roll che deve suonare in un determinato circuito di radio e non è mai in grado di provare cose nuove.

E’ strano quando qualcuno vi fa notare che siete una band da più di 25 anni?

Abe: E’ dannatamente figo esserlo. Stavamo dicendo tra di noi prima, siamo rimasti con la stessa etichetta in tutti questi anni, cosa abbastanza inusuale. Warner Bros. è una grande etichetta e ci ha sostenuto tutto questo tempo nonostante qualche grande cambiamento nel business della musica. Ed ora stiamo per far uscire un nuovo album con loro.

Abe Cunningham

Il figlio di Chino ora è in una band. Vorresti che i tuoi figli provino lo stesso stile di vita sempre “on the road”?

Abe: Se lo vogliono loro. Hanno più la testa nello sport. Amano di tutto… ma di solito è sempre calcio, calcio, calcio. Ci sono sempre strumenti musicali attorno a tutto questo, e tutti i ragazzi nella band sono zii. Nel caso qualcuno gravitasse attorno alla musica vorrei assolutamente sostenerlo. Vedono come la musica mi porta via da loro. Voglio solamente che siano felici. Sanno che è uno stile di vita faticoso.

Con il tour in pieno svolgimento, dopo tutti questi anni, ora la vita da strada è più semplice, magari per l’esperienza che aveto acquisito o per la nuova tecnologia?

Frank: Voglio dire che è più facile, ma è più comoda per noi ora. E’ molto più facile con il tuo tablet, computer portatile, con internet con FaceTime e Skype. Ma c’è qualcosa da dire, quando eravamo giovani, quando non avevamo nemmeno i cellulari ed eravamo in giro per la nazione, sembrava facile lo stesso! Penso sia facile o difficile in base a quanto lo vuoi te. Anche quando erano i nostri “Dark Days”, quando molti di noi erano rovinati e girava un sacco di droga, eravamo noi che lo facevamo a noi stessi. Qusto non è un tour difficile. Stiamo divertendoci insieme, passando dei bei momenti di creatività.

Come fate, dopo tutti questi anni di successo, ad essere ancora desiderosi di fare musica?

Frank: Non mi sono ancora stancato e non voglio fermarmi. E’ un ottimo momento per essere in una band. Il modo in cui le cose stanno cambiando è una cosa emozionante, ed è anche paurosa. Questo ti stimola, e vuoi fare nuova musica. Vuoi fare canzoni, vuoi divertirti e vuoi viaggiare. Fa schifo essere spinti via dalla famiglia ma penso che negli anni impari a conviverci.