Diamond Eyes
- Uscita
- 30 aprile 2010
- Etichetta
- Reprise Records
- Brani
- 11
Sesto album in studio dei Deftones, Diamond Eyes è il disco che la band ha registrato al posto di quello che avrebbe dovuto uscire, dopo l'incidente che aveva messo fuori gioco il bassista Chi Cheng. È il primo prodotto da Nick Raskulinecz e il primo con Sergio Vega al basso al posto di Cheng, e nel 2010 ha rimesso in moto un gruppo che sembrava impantanato.
Come è nato
I Deftones avevano cominciato a scrivere il seguito di Saturday Night Wrist all'inizio del 2007, insoddisfatti dei tempi lunghi di scrittura e registrazione di quel disco e con l'idea di tornare al metodo rapido di Adrenaline e Around the Fur. Quel materiale, prodotto da Terry Date e intitolato provvisoriamente Eros, era stato completato nel 2008, ma l'incidente d'auto di Cheng nel novembre di quell'anno lo ha lasciato in coma e ne ha bloccato l'uscita. Senza sapere se e quando Cheng sarebbe tornato, dall'inizio del 2009 la band ha ripreso a suonare dal vivo con Sergio Vega dei Quicksand. Nel giugno 2009 Eros è stato ufficialmente accantonato in favore di Diamond Eyes. Le sedute si sono svolte nel 2009 fra The Pass a Los Angeles e Amerycan a Hollywood. Raskulinecz ha dichiarato di volere un suono più diretto, «più incentrato sul riff» e meno sull'ambienza, denso e pesante, con lo spazio e l'atmosfera creati dalla voce di Moreno anziché dall'impasto strumentale come negli ultimi dischi. Sul versante dei testi, Moreno ha raccontato in un'intervista che l'incidente di Cheng aveva avvicinato il gruppo, dando all'album quella che ha definito una «positive zest for life».
Il suono
Rispetto ai due album precedenti l'impianto è più compatto e frontale. «Royal» si appoggia a uno sludge di scuola Sabbath e a una sezione ritmica che picchia, con Moreno che alterna urla e canto sussurrato. Secondo Slant Magazine «Rocket Skates» è fra i pezzi più aggressivi e inquietanti del catalogo, mentre «Beauty School» ripensa l'art-metal in chiave sommessa e «This Place Is Death», in chiusura, nasconde una struttura più inventiva di quanto sembri ai primi ascolti. Sempre Slant nota in «Sextape» un muro di chitarre di derivazione dream-pop, fra primi Smashing Pumpkins e Cocteau Twins; il pezzo viene classificato come shoegaze ed è considerato fra i più sensuali del gruppo. Sulla scheda di Wikipedia l'album è catalogato fra alternative metal, shoegaze e post-hardcore, il che rende bene l'idea di quanto convivano qui cose diverse.
Come è andata
Il disco è stato un successo di critica e di vendite: top ten della Billboard 200 statunitense e di diverse classifiche internazionali, il piazzamento più alto per la band dai tempi dell'omonimo Deftones del 2003. Alcune fonti riportano un debutto al numero 6 della Billboard 200 con 62.000 copie nella prima settimana. La stampa dell'epoca ha insistito sulla compattezza: fra le recensioni raccolte da Metacritic si sottolinea che i brani scorrono bene, con l'aria di essere nati in un periodo di lavoro concentrato e ravvicinato, e che il risultato è più asciutto di Saturday Night Wrist, senza gli eccessi sonori di quel disco. Cheng non si è mai ripreso ed è morto nel 2013: da allora Diamond Eyes viene letto anche in quella luce, come il momento in cui la band ha deciso di andare avanti.
Tracklist
- 1 Diamond Eyes 3:08
- 2 Royal 3:33
- 3 CMND/CTRL 2:26
- 4 You’ve Seen the Butcher 3:31
- 5 Beauty School 4:48
- 6 Prince 3:37
- 7 Rocket Skates 4:14
- 8 Sextape 4:01
- 9 Risk 3:39
- 10 976‐EVIL 4:33
- 11 This Place Is Death 3:49